Ho scritto squola sulla sabbia
Insomma, pur essendo uno di quei pignoletti che, signore e signori, se dovete scrivere, scrivete con un minimo di decenza, non ne farei un dramma, nel senso che la conoscenza dell’italiano scritto e parlato è fondamentale per chi vive comunicando, ma diventa meno indispensabile per chi svolge altri mestieri. Meno indispensabile, attenzione, che non vuol dire inutile.
Ecco, quando non si deve necessariamente scrivere e parlare per vivere, la credibilità arriva da come si esegue il proprio lavoro, a prescindere dall’uso dell’apostrofo, del congiuntivo, del sinonimo e dell’utilizzo del vocabolo desueto. In questo caso, è il laureato di turno che dovrebbe capire l’importanza di adeguare le proprie capacità di comunicazione al livello di studio, per rafforzare la propria credibilità, per migliorare il proprio guardaroba linguistico, diciamo, e per renderlo credibile come le sue capacità professionali.
Se, nello specifico, si parla di formazione tecnica, per esperienza (universitaria) personale posso asserire che anni e anni di formule e dimostrazioni, deffèsudegggè e rocalcolatainef, non sono proprio il massimo per la salute del vocabolario, ecco perchè poi si rischia di mettere da parte la forma per dare spazio alla tanto studiata sostanza.
La lettura aiuta ma fino ad un certo punto; forse, sarebbe il caso di inserire nei programmi universitari, fino alla laurea, qualche materia riguardante l'italiano e la cultura generale.
Quindi, o decidiamo che per il professionista, il tecnico, il laureato, non conoscere l'italiano è un dramma, e allora si agisce di conseguenza, oppure continuiamo così, a ridacchiare per la lettera dello stimato professionista, bravo, sì, ma che scrive come un naufrago disperato al limite delle proprie capacità di sopravvivenza.
repubblica.it




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